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"Druidismo e le radici dell'Europa" interviene Silvio Canavese

Poco ci resta delle conoscenze dei Druidi e, quel poco, è stato offuscato da secoli di mistero e di mistificazione. A questa opera di occultamento della verità hanno senz'altro contribuito storici e commentatori degli ultimi due secoli, portati più a descrivere, come la definisce Piggott, la storia-come-­vorremmo-­che-­fosse, piuttosto che non la storia-­come-­è-­stata.
Quello che effettivamente conosciamo sui Druidi si ricava dalle fonti dei loro contemporanei, storici e geografi greci e latini, dalla letteratura irlandese e gallese, giunta sino a noi attraverso il filtro dei monaci amanuensi d'Irlanda, che la trascrissero tra il IX e il XIII secolo della nostra era. Altro ancora possiamo dedurre sulla civiltà celtica nel suo insieme, dalle tracce scoperte in varie fonti iconografiche e testuali circa l'antica religione celtica e, non ultimo, dai reperti archeologici .
Le prove archeologiche provenienti da scavi di oppida, tombe e luoghi di culto, ci parlano di credenze, cerimonie religiose, rituali e raffigurazioni artistiche di Dèi, da cui è possibile dedurre delle ricostruzioni. Queste ultime, sono tanto più attendibili quanto più suffragate da un attento esame delle fonti contemporanee prima, e dal corpus mitologico leggendario poi, giunto sino a noi attraverso le saghe epiche irlandesi e gallesi. Un profondo studioso del sapere iniziatico come René Guenon riassume acutamente tutto ciò, affermando che i Druidi "devono essere considerati come i preservatori della più antica tradizione spirituale" europea.
Per capire realmente l'unicità del druidismo bisogna prima di tutto comprendere la società celtica, la sua struttura e la sua mitologia.
I Druidi furono molto di più e, al tempo stesso, qualcosa di meno che comuni sacerdoti di una religione "druidica" o "celtica" come alcuni storici moderni li hanno dipinti. La loro struttura gerarchica, i loro decennali corsi di studio, le loro cerimonie religiose, punto di incontro tra il mondo degli uomini e quello degli Dèi, li porrebbero nel ruolo di casta sacerdotale del mondo celtico, ma essi non furono solo questo.
Officianti, sacrificatori e aruspici durante le cerimonie sacre, essi furono anche giudici, medici, maghi, poeti, rappresentando la vera memoria storica di un popolo che non utilizzava di fatto la scrittura.
I Druidi erano un'espressione viva e vitale della società celtica primitiva, legati a filo doppio con quella particolare struttura sociale, ma, con lo spegnersi degli stati celtici indipendenti, anche i Druidi furono condannati a scomparire.
Per meglio capire questo concetto fondamentale bisogna rifarsi alla "ideologia tripartita" degli indoeuropei così come è stata sviluppata e mirabilmente analizzata da George Dumézil. Tutte le società indoeuropee, all'inizio della loro storia, sono accomunate da una ripartizione della società in tre funzioni principali. La prima, è la funzione sacrale della sovranità, del sacerdozio e della giustizia. La seconda è la funzione guerriera, propria dei nobili e dei possidenti di terre o di bestiame. Nella terza, la funzione produttiva di beni materiali o spirituali, sono compresi i contadini, gli allevatori, gli artigiani e gli artisti.

Presentazione

Presentazione "L'Arte del Fuoco. Incontri con l'alchimia" con Fiorella Negro

L’incontro dell’uomo con l’Arte d’alchimia è misterioso e inesplicabile. Certo non si diventa alchimisti per aver seguito un corso di studi o compiuto un iter di letture, ma per vocazione: l’incontro con un Maestro segna il momento in cui il desiderio si trasforma in volontà, il sogno in determinazione, la speculazione in operatività.
Più che le qualità del singolo, nel cammino del neofita verso l’Arte del Fuoco è dunque proprio il Maestro a rappresentare l’elemento chiave di un destino ancora incerto, a fungere da catalizzatore delle passioni del cercatore e a guidarlo verso la meta a cui questi, ancora non del tutto consapevolmente, aspira.
Tuttavia è la Materia, la Pietra grezza, e non un essere umano, a guidare veramente chi lavora al forno. Seguendo i passi dell’autrice su questo cammino affascinante e incerto, splendido e terribile, pagina dopo pagina il lettore scoprirà che l’unico, vero Maestro, è lo Spirito universale che l’alchimista incontra durante il lavoro di laboratorio, e che gli socchiude la porta verso l’infinito.

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